Un bambino di 5 anni è potuto tornare a respirare grazie ad uno stent prodotto con tecnologie di additive manufacturing da Prosilas, azienda di Civitanova Marche.

Il paziente è affetto da tracheobalamacia, patologia che prevede il collasso della trachea con conseguenti arresti cardiopolmonari, potenzialmente letali.
Lo scorso 14 ottobre, presso l’Ospedale Bambin Gesù di Roma, è stato impiantato lo stent 3D, completamente bioriassorbibile. Un intervento simile non era mai stato effettuato prima in Europa. Il bambino dopo poco più di un mese è potuto tornare a casa dalla sua famiglia. Il dispositivo, a differenza di quelli metallici utilizzati fino ad ora, seguirà la crescita del bambino, senza bisogno di essere sostituito, perchè nel giro di due anni verrà riassorbito completamente dall’organismo.

Nel 2017 ricevemmo la prima richiesta di realizzazione di uno stent in policaprolattone da parte di un ricercatore del Bambino Gesù di Roma. – racconta Vanna Menco, CEO di Prosilas – Fino a quel momento non avevamo mai sentito parlare di Policaprolattone”. Prosilas è uno dei maggiori Service Provider europeo per la tecnologia di manifattura additiva Selective Laser Sintering (SLS). L’apparato produttivo dell’azienda conta più di 10 sistemi di manifattura additiva con tecnologie SLS ed SLA (Stereolitography). L’azienda è composta anche di un reparto di progettazione ed ottimizzazione pre-processo, un’area dedicata ai trattamenti post-processo (estetici e funzionali), una stazione metrologica per il controllo qualità ed un’area dedicata a ricerca e sviluppo. Grazie al lavoro di quest’ultima, che per due anni ha lavorato a test e sperimentazione, è stato possibile la produzione della parte. La combinazione di materiali utilizzata è un composto di idrossiapatite e policaprolattone (PCL), un poliestere biocompatibile e bioriassorbibile, che rimane vivo per 2-3 anni prima di venire completamente riassorbito.

La buona riuscita di questo progetto è dovuta ad un lavoro di team, che ha visto coinvolti diversi elementi durante il processo di manifattura.
La geometria dello stent è stata ricavata partendo dalle immagini bidimensionali della TAC, realizzate dal Dipartimento di Diagnostica per Immagini del dottor Aurelio Secinaro e rielaborate dal dottor Luca Borro, dell’Unità di Innovazioni e Percorsi clinici. La produzione è stata realizzata da Prosilas che, grazie a precedenti studi e ricerche su materiali biomedicali e tecnologie di additive manufacturing, è riuscito a realizzare lo stent. I test di resistenza meccanica sono stati eseguiti grazie alla collaborazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia; infine, l’intervento è stato eseguito dal dottor Adriano Carotti, responsabile dell’Unità di Funzione di Cardiochirurgia Complessa con Tecniche Innovative, in collaborazione con chirurghi delle vie aeree del Laryngo-Tracheal Team, diretto dal dottor Sergio Bottero.

La realizzazione dello stent attraverso la manifattura additiva, rappresenta un’ulteriore evoluzione nel mondo della stampa 3D, verso il 4D, o Bioprinting. L’aggiunta di una nuova dimensione non rappresenta altro che la naturale evoluzione di chi ha sempre creduto ed investito in questo settore.
Vanna Menco ha intenzione di continuare a fare ricerca in questo ambito, cercando allo stesso tempo di stimolare la comunità scientifica ad un maggior uso dei materiali e della manifattura additiva. “Rendiamo disponibile al mondo del Medicale le nostre esperienze ed il nostro processo – ha dichiarato – affinché possano essere uno strumento utile a migliorare la vita di altre persone”. La determinazione di Giulio Menco, Direttore Tecnico, Vanna Menco e tutto lo staff Prosilas, ha permesso il successo di questo progetto, che porta l’Italia tra i leader mondiali del settore.