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Bambino di 5 anni torna a respirare grazie al Bronco 3D di Prosilas

Bambino di 5 anni torna a respirare grazie al Bronco 3D di Prosilas

BAMBINO DI 5 ANNI TORNA A RESPIRARE GRAZIE AL BRONCO 3D DI PROSILAS.

Primo impianto in Europa realizzato dall’ospedale Bambino Gesù di Roma

“Nel 2017 ricevemmo la prima richiesta di realizzazione di uno stent in policaprolattone da parte di un ricercatore del Bambino Gesù di Roma”.- Vanna Menco, CEO di Prosilas.“

Prosilas in questi 2 anni ha affiancato l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e investito nella ricerca per riuscire a processare polimeri biocompatibili e bioriassorbibili su macchinari SLS e stampa 3D.

La determinazione di Giulio Menco, Direttore Tecnico, Vanna Menco CEO e tutto lo Staff Prosilas, ha permesso il successo di questo progetto, che porta l’Italia tra i leader mondiali del settore.

Puoi trovare l’articolo qui

“È la prima operazione del genere in Europa. Il piccolo paziente, affetto da broncomalacia, ora respira autonomamente. Il ‘bioprinting’ 3D apre la nuova era della chirurgia delle vie aeree in età pediatrica.

Un “bronco” riassorbibile stampato in 3D per restituire il respiro a un bambino di 5 anni. È stato impiantato all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, con un intervento sperimentale, su un paziente affetto da broncomalacia, un cedimento della parete bronchiale che impediva il normale flusso di aria nel polmone sinistro. È la prima operazione di questo genere in Europa. Il dispositivo, realizzato grazie a un lavoro d’équipe durato oltre 6 mesi, ha consentito al bambino di respirare autonomamente. Il “bronco” 3D è stato interamente progettato al Bambino Gesù con sofisticate tecniche di imaging e bioingegneria. È stato stampato con materiale bio-riassorbibile che verrà progressivamente eliminato dall’organismo dopo aver accompagnato la crescita dell’apparato respiratorio del bambino e restituito al bronco la sua funzionalità. A poco meno di un mese dall’intervento, il bimbo è potuto tornare a casa.

IL DISPOSITIVO 3D

Il “bronco” 3D nasce da un progetto del Bambino Gesù basato su uno studio dell’Università del Michigan, negli Stati Uniti, dove sono stati eseguiti i primi 15 impianti del genere. Il dispositivo personalizzato è stato disegnato sull’anatomia del piccolo paziente partendo dalle immagini bidimensionali (TAC) realizzate nel Dipartimento di Diagnostica per Immagini dal dott. Aurelio Secinaro e poi rielaborate con sofisticate tecniche di bioingegneria dal dott. Luca Borro dell’Unità di Innovazione e Percorsi Clinici. Il modello tridimensionale, una “gabbietta” cilindrica che riproduce la struttura del bronco, è stato stampato con policaprolattone e idrossiapatite, composto bio-riassorbibile che viene eliminato dall’organismo nell’arco di circa 2 anni.

La stampa 3D è stata affidata, nell’ambito di un progetto di ricerca, al centro di stampa 3D Prosilas che ha reperito e adattato il materiale alle proprie tecnologie. Prima dell’impianto, il “bronco” è stato sottoposto a processi di sterilizzazione a bassa temperatura per non alterarne struttura e caratteristiche. Per i test di resistenza meccanica l’Ospedale si è avvalso della collaborazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Con l’autorizzazione all’uso compassionevole del dispositivo sperimentale concessa dal Ministero della Salute, il team di chirurghi ha potuto procedere con l’operazione. L’intero procedimento, dalla progettazione all’intervento, ha richiesto oltre 6 mesi di intenso lavoro di squadra.

L’INTERVENTO

Il delicato intervento sul paziente di 5 anni, durato 8 ore, è stato eseguito il 14 ottobre 2019 dal dott. Adriano Carotti, responsabile dell’Unità di Funzione di Cardiochirurgia Complessa con Tecniche Innovative, in collaborazione con i chirurghi delle vie aeree del Laryngo-Tracheal Team, diretto dal dott. Sergio Bottero.

Il bronco del bambino era schiacciato tra l’arteria polmonare sinistra e l’aorta toracica discendente. Questa compressione, di lunga data, aveva generato il restringimento del condotto respiratorio e il cedimento degli anelli di cartilagine che sostengono la parete del bronco. A causa delle difficoltà respiratorie, nelle ore notturne il piccolo aveva bisogno del supporto dei macchinari per la ventilazione non invasiva.

Nel corso dell’intervento, eseguito in circolazione extracorporea, i cardiochirurghi hanno spostato le arterie polmonari che causavano lo schiacciamento bronchiale, quindi hanno eseguito l’impianto. Il dispositivo è stato posizionato all’esterno del bronco malato ancorando il tessuto indebolito alla gabbietta 3D con delle suture. I chirurghi delle vie aeree hanno effettuato il monitoraggio pre, intra e post operatorio. A poco meno di un mese di distanza dall’operazione il bambino è tornato a casa con la sua famiglia. Ora è in grado di respirare normalmente.

BRONCOMALACIA: NUOVE POSSIBILITA’ DI CURA CON IL ‘BIOPRINTING’ 3D

La malacia dei bronchi, ovvero la perdita della funzione di supporto da parte degli anelli di cartilagine che compongono le vie aeree, è una lesione relativamente rara che produce una limitazione del normale flusso gassoso attraverso la via aerea e può condurre all’insufficienza respiratoria. La cartilagine indebolita, infatti, tende a collassare principalmente durante la fase espiratoria, di cui ne prolunga la durata. Inoltre, tende ad impedire l’espettorazione, provocando l’intrappolamento delle secrezioni e favorendo le infezioni polmonari. La broncomalacia è legata a diverse cause: può avere un’origine genetica; può associarsi a determinate forme di prematurità; può manifestarsi in seguito a traumi e infiammazioni croniche o essere causata dalla compressione esercitata da vasi sanguigni anomali. La maggior parte dei casi di compressione vascolare si risolve con la rimozione della causa (ad esempio riposizionando i vasi sanguigni responsabili). Nelle situazioni più complesse, quando la compressione di lunga durata produce “cedimento” della parete bronchiale, eliminare la causa della broncomalacia non è sufficiente ed è necessario ricorrere anche all’impianto di una struttura di sostegno.

«I dispositivi 3D realizzati con materiale riassorbibile, destinati a scomparire e ad assolvere la loro funzione in maniera poco traumatica, rappresentano la nuova frontiera della chirurgia delle vie aree in età pediatrica» spiega il cardiochirurgo Adriano Carotti. «Presto potranno sostituire completamente gli stent di silicone, facilmente dislocabili, e gli stent metallici che, una volta inglobati nella parete della via aerea, non sono più rimovibili e possono interferire con la crescita dell’apparato respiratorio del bambino. Il “bronco” 3D impiantato sul nostro piccolo paziente, invece, scomparirà dall’organismo nel giro di un paio d’anni. È ragionevole pensare che, nel frattempo, avrà indotto la generazione di una reazione fibrosa peribronchiale che in qualche modo “sostituirà” la funzione della cartilagine rovinata: il bronco sarà così in grado di sostenersi da solo e avrà la possibilità di svilupparsi e di continuare a crescere».

Fonte: “Impiantato Primo “Bronco” 3D su Bimbo di 5 Anni.” Bambino Gesù ospedale Pediatrico, 03 dic. 2019, http://www.ospedalebambinogesu.it/bambino-gesu-impiantato-primo-bronco-3d-su-bimbo-di-5-anni#.XeYu7S2h0UE

Bronco riassorbibile in 3D restituisce il respiro a un bambino di 5 anni

Bronco riassorbibile in 3D restituisce il respiro a un bambino di 5 anni

BAMBINO DI 5 ANNI TORNA A RESPIRARE GRAZIE AL BRONCO 3D DI PROSILAS.

Primo impianto in Europa realizzato dall’ospedale Bambino Gesù di Roma

Prosilas negli ultimi 2 anni ha affiancato l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e investito nella ricerca per riuscire a processare polimeri biocompatibili e bioriassorbibili su macchinari SLS e stampa 3D.

Vanna Menco, CEO di Prosilas, ha intenzione di continuare a fare ricerca in questo ambito, cercando allo stesso tempo di stimolare la comunità scientifica ad un maggior uso dei materiali e della manifattura additiva. “Rendiamo disponibile al mondo del Medicale le nostre esperienze ed il nostro processo – ha dichiarato – affinché possano essere uno strumento utile a migliorare la vita di altre persone”.

La determinazione di Giulio Menco, Direttore Tecnico, Vanna Menco CEO e tutto lo Staff Prosilas, ha permesso il successo di questo progetto, che porta l’Italia tra i leader mondiali del settore.

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“Progetto e intervento al Bambino Gesù di Roma, il primo del genere in Europa

Un bronco riassorbibile stampato in 3D per consentire a un bambino di 5 anni di respirare è stato impiantato all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma con un intervento sperimentale, il primo di questo genere in Europa. Il piccolo paziente era affetto da broncomalacia, un cedimento della parete bronchiale e che impedisce il normale flusso di aria nel polmone. Il bronco 3D è stato interamente progettato al Bambino Gesù con sofisticate tecniche di imaging e bioingegneria.”

Fonte: “Bronco riassorbibile in 3D restituisce il respiro a un bambino di 5 anni” Ansa.it, 03 dic. 2019, https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2019/12/03/bronco-riassorbibile-in-3d-restituisce-il-respiro-a-un-bambino-di-5-anni_a59db164-43d3-4926-af31-692b7eec0383.html

Prosilas stampa Bronco 3D e bambino torna a respirare

Prosilas stampa Bronco 3D e bambino torna a respirare

BAMBINO DI 5 ANNI TORNA A RESPIRARE GRAZIE AL BRONCO 3D DI PROSILAS.

Primo impianto in Europa realizzato dall’ospedale Bambino Gesù di Roma

“Nel 2017 ricevemmo la prima richiesta di realizzazione di uno stent in policaprolattone da parte di un ricercatore del Bambino Gesù di Roma”.- Vanna Menco, CEO di Prosilas.“

Prosilas in questi 2 anni ha affiancato l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e investito nella ricerca per riuscire a processare polimeri biocompatibili e bioriassorbibili su macchinari SLS e stampa 3D.

La determinazione di Giulio Menco, Direttore Tecnico, Vanna Menco CEO e tutto lo Staff Prosilas, ha permesso il successo di questo progetto, che porta l’Italia tra i leader mondiali del settore.

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“Un bronco riassorbibile stampato in 3D è stato impiantato all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma con un intervento sperimentale, per consentire a un bambino di 5 anni di respirare. E’ il primo di questo genere in Europa. Il piccolo paziente era affetto da broncomalacia, un cedimento della parete bronchiale e che impedisce il normale flusso di aria nel polmone.

Il bronco 3D è stato interamente progettato al Bambino Gesù con sofisticate tecniche di imaging e bioingegneria. La stampa 3D è stata affidata, nell’ambito di un progetto di ricerca, al centro di stampa 3D Prosilas che ha reperito e adattato il materiale alle proprie tecnologie. Prima dell`impianto, il “bronco” è stato sottoposto a processi di sterilizzazione a bassa temperatura per non alterarne struttura e caratteristiche. Per i test di resistenza meccanica l`Ospedale si è avvalso della collaborazione dell`Università di Modena e Reggio Emilia. Con l`autorizzazione all`uso compassionevole del dispositivo sperimentale concessa dal ministero della Salute, il team di chirurghi ha potuto procedere con l`operazione. L`intero procedimento, dalla progettazione all`intervento, ha richiesto oltre 6 mesi di intenso lavoro di squadra.

Il delicato intervento sul paziente di 5 anni, durato 8 ore, è stato eseguito il 14 ottobre 2019 dal dott. Adriano Carotti, responsabile dell’Unità di Funzione di Cardiochirurgia Complessa con Tecniche Innovative, in collaborazione con i chirurghi delle vie aeree del Laryngo-Tracheal Team, diretto da Sergio Bottero. Il bronco del bambino era schiacciato tra l`arteria polmonare sinistra e l`aorta toracica discendente. Questa compressione, di lunga data, aveva generato il restringimento del condotto respiratorio e il cedimento degli anelli di cartilagine che sostengono la parete del bronco. A causa delle difficoltà respiratorie, nelle ore notturne il piccolo aveva bisogno del supporto dei macchinari per la ventilazione non invasiva.”

Fonte: “Bambino Gesù, bronco riassorbibile in 3D ridà il respiro a un bimbo” Tgcom24, 03 dic. 2019, https://www.tgcom24.mediaset.it/salute/bambino-ges-bronco-riassorbibile-in-3d-rid-il-respiro-a-un-bimbo_11916289-201902a.shtml

Stent biocompatibile stampato in 3D per un bambino

Stent biocompatibile stampato in 3D per un bambino

Primo impianto in Europa realizzato dall’ospedale Bambino Gesù di Roma

“Nel 2017 ricevemmo la prima richiesta di realizzazione di uno stent in policaprolattone da parte di un ricercatore del Bambino Gesù di Roma”.- Vanna Menco, CEO di Prosilas.“

Prosilas in questi 2 anni ha affiancato l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e investito nella ricerca per riuscire a processare polimeri biocompatibili e bioriassorbibili su macchinari SLS e stampa 3D.

La determinazione di Giulio Menco, Direttore Tecnico, Vanna Menco CEO e tutto lo Staff Prosilas, ha permesso il successo di questo progetto, che porta l’Italia tra i leader mondiali del settore.

Puoi trovare l’articolo di 3dprintingcreative.it qui

“La lungimiranza e la determinazione di Vanna e Giulio Menco, rispettivamente Ceo e Direttore Tecnico di Prosilas, hanno reso possibile la realizzazione di un dispositivo medico il cui valore intrinseco è molto più alto del costo di realizzazione: uno stent biocompatibile e riassorbibile per un bambino.

Grazie a un dispositivo prodotto con tecnologie di additive manufacturing nell’azienda di Civitanova Marche, infatti, un bambino di cinque anni, affetto da tracheobamalacia, potrà avere una vita scandita da respiro autonomo. La tracheobamalacia è una condizione di eccessivo collasso delle vie aeree durante la respirazione che può portare ad arresti cardiopolmonari potenzialmente letali.

Il processo di additive manufacturing attraverso l’utilizzo di tecnologie di stampa 3D, ha reso possibile la realizzazione di uno stent biocompatibile e riassorbibile che è stato impiantato lo scorso 14 ottobre all’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Il dispositivo, a differenza degli stent metallici usualmente impiantati, asseconderà la crescita dell’apparato respiratorio del bambino e verrà riassorbito nel giro di due anni.

A poco meno di un mese di distanza dall’intervento sperimentale, il primo di questo genere in Europa, il bambino è tornato a casa con la sua famiglia ed è ora in grado di respirare normalmente.

L’apparato produttivo di Prosilas conta più di dieci sistemi di manifattura additiva con tecnologie SLS(Selective Laser Sintering) e SLA (Stereolitografia).

All’interno della struttura ci sono un reparto di progettazione e ottimizzazione pre-processo, un’area dedicata ai trattamenti post-processo (estetici e funzionali), una stazione metrologica per il controllo qualità e un’area dedicata alla ricerca e sviluppo grazie alla quale, attraverso una fase di test e sperimentazione durata circa due anni, è stato possibile produrre la parte richiesta.

La nuova combinazione di materiali utilizzata per lo stent è composta da idrossiapatite e policaprolattone (PCL), un poliestere biocompatibile e bioriassorbibile che rimane in vivo per 2-3 anni prima del riassorbimento.

Come ricorda spiega Vanna Menco, “nel 2017 ricevemmo la prima richiesta di realizzazione di uno stent in policaprolattone da parte di un ricercatore del Bambino Gesù di Roma. Fino a quel momento non avevamo mai sentito parlare di Policaprolattone. Credendo nel progetto, decidemmo di investire in ricerca e sviluppo lavorando sulle proprietà del materiale ed acquistando un nuovo macchinario interamente dedicato al progetto”.

Dall’idea al dispositivo in sei mesi

La realizzazione dello stent è stato il risultato di un lavoro di squadra che ha coinvolto diversi attori nel processo di manifattura additiva.

Le geometrie sono state realizzate partendo dalle immagini bidimensionali (TAC) realizzate nel Dipartimento di Diagnostica per Immagini dal dott. Aurelio Secinaro e poi rielaborate dal dott. Luca Borro dell’Unità di Innovazione e Percorsi Clinici.

La produzione è stata affidata a Prosilas che, grazie a pregressi studi di ricerca e sviluppo su tecnologie di additive manufacturing e biomateriali, è stata in grado di realizzare lo stent.

I test di resistenza meccanica sono stati eseguiti grazie alla collaborazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

L’intervento è stato eseguito il 14 ottobre 2019 dal dott. Adriano Carotti, responsabile dell’Unità di Funzione di Cardiochirurgia Complessa con Tecniche Innovative, in collaborazione con i chirurghi delle vie aeree del Laryngo-Tracheal Team, diretto dal dott. Sergio Bottero.

Prosilas dalla stampa 3D alla 4D

La realizzazione dello stent con tecnologie di manifattura additiva è un chiaro esempio dell’evoluzione stessa delle tecnologie di stampa 3D tradizionali nella cosiddetta stampa 4D o bioprinting.

Alle tre dimensioni infatti si aggiunge una quarta dimensione a rappresentare la trasformazione nel tempo dei materiali.

Un’evoluzione tanto avvincente quanto complessa che non può che rappresentare un passaggio fisiologico di chi ha creduto ed operato nel settore dell’additive manufacturing fin dagli albori.

L’esperienza e la determinazione di Vanna e Giulio Menco e di tutto lo staff di Prosilas, sono stati fondamentali per la buona riuscita del progetto che proietta l’Italia tra i leader mondiali del settore.”

Fonte: “tent biocompatibile stampato in 3D per un bambino” 3dprintingcreative.it, 09 dic. 2019, https://www.3dprintingcreative.it/stent-biocompatibile-stampato-3d-bambino/

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